martedì 29 marzo 2011

tre sono le cose


Tre sono le cose, tre per cui sta salda la fede, perdura la devozione, resta la virtù: la preghiera, il digiuno, la misericordia. Ciò per cui la preghiera bussa, lo ottiene il digiuno, lo riceve la misericordia. Queste tre cose, preghiera, digiuno, misericordia, sono una cosa sola, e ricevono vita l'una dall'altra. Il digiuno è l'anima della preghiera e la misericordia la vita del digiuno. Nessuno le divida, perché non riescono a stare separate. Perciò chi prega, digiuni. Chi digiuna abbia misericordia. Chi nel domandare desidera di essere esaudito, esaudisca chi gli rivolge domanda. Chi vuol trovare aperto verso di sé il cuore di Dio non chiuda il suo a chi lo supplica. Chi digiuna comprenda bene cosa significhi per gli altri non aver da mangiare. Ascolti chi ha fame, se vuole che Dio gradisca il suo digiuno. Abbia compassione, chi spera compassione. Chi domanda pietà, la eserciti. Chi vuole che gli sia concesso un dono, apra la sua mano agli altri. 


E' un cattivo richiedente colui che nega agli altri quello che domanda per sé. Uomo, sii tu stesso per te la regola della misericordia: il modo con cui vuoi che si usi misericordia a te, usalo tu con gli altri. La larghezza di misericordia che vuoi per te, abbila per gli altri. Offri agli altri quella stessa pronta misericordia, che desideri per te. Il digiuno non germoglia se non è innaffiato dalla misericordia. Il digiuno inaridisce, se inaridisce la misericordia. Ciò che è la pioggia per la terra, è la misericordia per il digiuno. Quantunque ingentilisca il cuore, purifichi la carne, sradichi i vizi, semini le virtù, il digiunatore non coglie frutti se non farà scorrere fiumi di misericordia.

san Pietro Crisologo, Discorsi (disc. 43)

domenica 27 marzo 2011

dammi da bere

Gv 4, 5-42

Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi.

Acqua, cibo. Le cose fisiologicamente essenziali. Per la vita terrena. E per la vita eterna? La samaritana seguendo le sue necessità incontra Gesù. Paradossalmente i discepoli seguendo le loro necessità se ne allontanano. Più volte Gesù aveva loro detto di non preoccuparsi di quelle cose, ma loro non hanno ancora capito.

Non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? ... Non preoccupatevi dunque dicendo: “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?”. Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno. Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. Mt 6, 25-33

«Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani.

Prima ‘polemica’. Alle situazioni di vita essenziali si aggiungono le nostre questioni interpersonali. A volte sono importanti, a volte no, ma solitamente sono gli aspetti della nostra vita su cui ci scaldiamo di più. Sull’importanza del cibo, dell’acqua, del tempo non abbiamo molti dubbi, sugli altri aspetti le cose si complicano, soprattutto perché questi aspetti su cui cominciano a crearsi questioni, discussioni, contrapposizioni e contrasti sono aspetti insieme rilevanti e opinabili. Perché i giudei ce l’hanno con i samaritani? Per motivi di pane e di acqua? No, per questioni religiose e culturali, cioè per questioni certamente importanti ma meno definibili, più personali, questioni su cui ciascuno può avere idee diverse dagli altri. La richiesta di Gesù di per sé non c’entra con questioni religiose, culturali, sociali, personali. È una richiesta semplice: dammi da bere. La donna che parla con lui sposta subito l’attenzione su questi aspetti controversi: ‘come mai tu…?’.

«Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva».

Mi sembra che Gesù cerchi subito di andare alle cose importanti (che non sono le necessità fisiologiche). Non entra nella questione giudei-samaritani, non si lascia sviare dalle discussioni. Comincia a svelare qualcosa di nascosto che però è più importante di qualunque altra questione, più importante dell’acqua stessa: un’altra acqua, un altro pozzo. Un pozzo che dà acqua viva. È come se Gesù le stesse dicendo: qui c’è qualcosa di più dell’acqua.

Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro gli uomini di questa generazione e li condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone. Nel giorno del giudizio, gli abitanti di Ninive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona. Lc 11, 31-32


«Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore – gli dice la donna –, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua».

Ancora una volta Gesù propone qualcosa di più, e la samaritana continua a fermarsi alle proprie esigenze materiali. C’è bisogno di una spinta.

«Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui». Gli risponde la donna: «Io non ho marito». Le dice Gesù: «Hai detto bene: “Io non ho marito”. Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero». Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare».

Gesù fa un ‘miracolino’, aggiunge un piccolo segno che dovrebbe servire a rafforzare le cose che ha detto prima. Erano solo parole, e avrebbero anche potuto essere vuote. Dopotutto chiunque può dire: io ho un’acqua miracolosa che dà la vita eterna. Chi potrebbe dimostrare che non è vero? Anche nell’episodio del paralitico Gesù fa un’affermazione che da sola potrebbe essere una bufala: ti perdono i peccati. Chiunque potrebbe dirlo, tanto chi lo può smentire? Allora Gesù aggiunge un segno, guarisce il paralitico. Se può fare questo (che si vede), allora è possibile che possa fare anche quello (che non si vede).

Che cosa è più facile: dire “Ti sono perdonati i tuoi peccati”, oppure dire “Àlzati e cammina”? Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di perdonare i peccati, dico a te – disse al paralitico –: àlzati, prendi il tuo lettuccio e torna a casa tua». Subito egli si alzò davanti a loro, prese il lettuccio su cui era disteso e andò a casa sua, glorificando Dio. Lc 5, 23-25

Ancora una volta però, nonostante Gesù si sia presentato in modo più convincente, parte un’altra polemica religiosa. Invece di chiedersi chi è colui che ha davanti, la samaritana tira fuori un’altra delle questioni opinabili che tanto ci fanno discutere e perdere tempo a scapito delle cose essenziali.

Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità…

Gesù non si fa prendere dalla discussione. Non è una questione di religioni (anche se non cade nel relativismo religioso: non sono tutte uguali: ‘voi adorate quello che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai giudei’), ma di cercare la verità.

«So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te».

Non so se per aprire un’altra discussione o se perché davvero la donna vede nell’arrivo del messia una soluzione alle questioni, in ogni caso comincia a puntare l’attenzione su ciò che è essenziale. Non si parla più di acqua ormai da un po’. Pur nella confusione generata dalle varie beghe e questioni, comincia a intravedere ciò che è importante. E Gesù glielo conferma: ‘sono io!’

“In verità, in verità io vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono”. Gv 8, 58


Giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: «Che cosa cerchi?», o: «Di che cosa parli con lei?».

I discepoli si sono persi tutto il più bello. La loro preoccupazione riguardo al cibo li ha impegnati troppo in cose materiali e hanno perso il treno, come già successo un’altra volta:

Avevano dimenticato di prendere dei pani e non avevano con sé sulla barca che un solo pane. Allora Gesù li ammoniva dicendo: «Fate attenzione, guardatevi dal lievito dei farisei e dal lievito di Erode!». Ma quelli discutevano fra loro perché non avevano pane. Si accorse di questo e disse loro: «Perché discutete che non avete pane? Non capite ancora e non comprendete? Avete il cuore indurito? Avete occhi e non vedete, avete orecchi e non udite? E non vi ricordate, quando ho spezzato i cinque pani per i cinquemila, quante ceste colme di pezzi avete portato via?». Gli dissero: «Dodici». «E quando ho spezzato i sette pani per i quattromila, quante sporte piene di pezzi avete portato via?». Gli dissero: «Sette». E disse loro: «Non comprendete ancora?». Mc 8, 14-21

La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?». Uscirono dalla città e andavano da lui.

La samaritana ha finalmente conosciuto Gesù, ora l’acqua non è più importante. Lascia perfino l’anfora e va a raccontare agli altri cosa le è successo. Come Bartimeo, che chiamato da Gesù lascia il mantello:

…gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. Mc 10, 50

Come i due discepoli di Emmaus che riconosciuto Gesù tornano a Gerusalemme per raccontarlo agli altri:

…dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?». Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme… Lc 24, 32-33

Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia». Ma egli rispose loro: «Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». E i discepoli si domandavano l’un l’altro: «Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?».

Avendo perso tutto quello che è successo prima, i discepoli non riescono a capire.

Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. Voi non dite forse: ancora quattro mesi e poi viene la mietitura? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura.

Voi che guardate solo il grano, dite che mancano ancora quattro mesi al raccolto; io che guardo il grano vero, le persone, vedo che sono già mature per riconoscermi. Un po’ come dire: voi che pure siete miei discepoli ci metterete ancora molto tempo a maturare, mentre altri sono già maturi. Se foste restati qui con me avreste visto maturare il grano vero, irrigato dall'acqua viva.

Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca insieme a chi miete. In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l’altro miete. Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica».

Gesù dice in pratica: ‘io ho faticato a seminare, ora voi potere mietere’.

Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».

Davvero Gesù ha fatto un gran raccolto, mentre i suoi operai (i discepoli) sono stati a guardare. Speriamo almeno che i discepoli abbiano capito.

Gesù, ritto in piedi, gridò: «Se qualcuno ha sete, venga a me, e beva chi crede in me. Come dice la Scrittura: Dal suo grembo sgorgheranno fiumi di acqua viva». Gv 7, 37-38


sabato 26 marzo 2011

simon's cat

su 
http://www.simonscat.com/films.html
oppure sull'immancabile youtube

 

:-)

venerdì 25 marzo 2011

Dio e Uomo


Dalla Maestà divina fu assunta l'umiltà della nostra natura, dalla forza la debolezza, da colui che è eterno, la nostra mortalità; e per pagare il debito che gravava sulla nostra condizione, la natura impassibile fu unita alla nostra natura passibile. Tutto questo avvenne perché, come era conveniente per la nostra salvezza, il solo e unico mediatore tra Dio e gli uomini, l'uomo Cristo Gesù, immune dalla morte per un verso, fosse, per l'altro, ad essa soggetto.
Vera integra e perfetta fu la natura nella quale è nato da Dio, ma nel medesimo tempo vera e perfetta la natura divina nella quale rimane immutabilmente. In lui c'è tutto della sua divinità e tutto della nostra umanità.
Per nostra natura intendiamo quella creata da Dio al principio e assunta, per essere redenta, dal Verbo. Nessuna traccia invece vi fu nel Salvatore di quelle malvagità che il seduttore portò nel mondo e che furono accolte dall'uomo sedotto. Volle addossarsi certo la nostra debolezza, ma non essere partecipe delle nostre colpe.
Assunse la condizione di schiavo, ma senza la contaminazione del peccato. Sublimò l'umanità, ma non sminuì la divinità. Il suo annientamento rese visibile l'invisibile e mortale il creatore e il Signore di tutte le cose. Ma il suo fu piuttosto un abbassarsi misericordioso verso la nostra miseria, che una perdita della sua potestà e del suo dominio. Fu creatore dell'uomo nella condizione divina e uomo nella condizione di schiavo. Questo fu l'unico e medesimo Salvatore.


Il Figlio di Dio fa dunque il suo ingresso in mezzo alle miserie di questo mondo, scendendo dal suo trono celeste, senza lasciare la gloria del Padre. Entra in una condizione nuova, nasce in un modo nuovo. Entra in una condizione nuova: infatti invisibile in se stesso si rende visibile nella nostra natura; infinito, si lascia circoscrivere; esistente prima di tutti i tempi, comincia a vivere nel tempo; padrone e Signore dell'universo, nasconde la sua infinita maestà, prende la forma di servo; impassibile e immortale, in quanto Dio, non sdegna di farsi uomo passibile e soggetto alle leggi della morte.
Colui infatti che è vero Dio, è anche vero uomo. Non vi è nulla di fittizio in questa unità, perché sussistono e l'umiltà della natura umana, e la sublimità della natura divina.
Dio non subisce mutazione per la sua misericordia, così l'uomo non viene alterato per la dignità ricevuta. Ognuna delle nature opera in comunione con l'altra tutto ciò che le è proprio. Il Verbo opera ciò che spetta al Verbo, e l'umanità esegue ciò che è proprio della umanità. La prima di queste nature risplende per i miracoli che compie, l'altra soggiace agli oltraggi che subisce. E, come il Verbo non rinunzia a quella gloria che possiede in tutto uguale al Padre, così l'umanità non abbandona la natura propria della specie.
Non ci stancheremo di ripeterlo: L'unico e il medesimo è veramente Figlio di Dio e veramente figlio dell'uomo. E' Dio, perché «In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio» (Gv 1, 1). E' uomo, perché: «il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi» (Gv 1, 14).

Dalle «Lettere» di san Leone Magno, papa (Lett. 28 a Flaviano, 3-4)

domenica 20 marzo 2011

Spiegare la Parola con la Parola


 Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni

Giunsero a un podere chiamato Getsèmani e Gesù disse ai suoi discepoli: «Sedetevi qui, mentre io prego». Prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e cominciò a sentire paura e angoscia. Disse loro: «La mia anima è triste fino alla morte. Restate qui e vegliate». Mc 14, 32-34
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 Giunto alla casa, Gesù non permise a nessuno di entrare con lui, fuorché a Pietro, Giovanni e Giacomo e al padre e alla madre della fanciulla. Tutti piangevano e facevano il lamento su di lei. Gesù disse: «Non piangete. Non è morta, ma dorme». Essi lo deridevano, sapendo bene che era morta; ma egli le prese la mano e disse ad alta voce: «Fanciulla, àlzati!». La vita ritornò in lei e si alzò all’istante. Egli ordinò di darle da mangiare. I genitori ne furono sbalorditi, ma egli ordinò loro di non raccontare a nessuno ciò che era accaduto. Lc 8, 51-56
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Riconoscendo la grazia a me data, Giacomo, Cefa e Giovanni, ritenuti le colonne, diedero a me e a Bàrnaba la destra in segno di comunione, perché noi andassimo tra i pagani e loro tra i circoncisi. Gal 2, 9

li condusse in disparte, su un alto monte.

Gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’». Mc 6, 30-31
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Congedata la folla, Gesù salì sul monte, solo, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava ancora solo lassù. Mt 14, 22

fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce.

Io, Giovanni, vidi … uno simile a un Figlio d’uomo, con un abito lungo fino ai piedi e cinto al petto con una fascia d’oro. I capelli del suo capo erano candidi, simili a lana candida come neve. I suoi occhi erano come fiamma di fuoco. I piedi avevano l’aspetto del bronzo splendente, purificato nel crogiuolo. La sua voce era simile al fragore di grandi acque. Teneva nella sua destra sette stelle e dalla bocca usciva una spada affilata, a doppio taglio, e il suo volto era come il sole quando splende in tutta la sua forza. Ap 1, 9-16

apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui.

Amato da Dio e dagli uomini, Mosè, il cui ricordo è in benedizione… Dio gli fece udire la sua voce, lo fece entrare nella nube oscura e gli diede faccia a faccia i comandamenti, legge di vita e d’intelligenza, perché insegnasse a Giacobbe l’alleanza, i suoi decreti a Israele. Sir 45, 1-5
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Elia entrò in una caverna per passarvi la notte, quand’ecco gli fu rivolta la parola del Signore in questi termini: «Che cosa fai qui, Elia?». Egli rispose: «Sono pieno di zelo per il Signore, Dio degli eserciti, poiché gli Israeliti hanno abbandonato la tua alleanza, hanno demolito i tuoi altari, hanno ucciso di spada i tuoi profeti. Sono rimasto solo ed essi cercano di togliermi la vita». Gli disse: «Esci e férmati sul monte alla presenza del Signore». Ed ecco che il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento, un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto, un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco, il sussurro di una brezza leggera. Come l’udì, Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all’ingresso della caverna. I Re 19, 9-13


Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui!

E' bello dar lode al Signore e cantare al tuo nome, o Altissimo, annunziare al mattino il tuo amore, la tua fedeltà lungo la notte, sull'arpa a dieci corde e sulla lira, con canti sulla cetra. Poiché mi rallegri, Signore, con le tue meraviglie, esulto per l'opera delle tue mani. Come sono grandi le tue opere, Signore, quanto profondi i tuoi pensieri! Sal 92

se vuoi, farò qui tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia».

Il Signore apparve ad Abramo alle Querce di Mamre, mentre egli sedeva all'ingresso della tenda nell'ora più calda del giorno. Egli alzò gli occhi e vide che tre uomini stavano in piedi presso di lui. Appena li vide, corse loro incontro dall'ingresso della tenda e si prostrò fino a terra, dicendo: "Mio signore, se ho trovato grazia ai tuoi occhi, non passar oltre senza fermarti dal tuo servo. Si vada a prendere un po’ di acqua, lavatevi i piedi e accomodatevi sotto l'albero". Gen 18, 1-4
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Fu rivolta a Natan questa parola di Dio: «Va’ e di’ a Davide, mio servo: Così dice il Signore: “Non mi costruirai tu la casa per la mia dimora. Io infatti non ho abitato in una casa da quando ho fatto salire Israele fino ad oggi. Io passai da una tenda all’altra e da un padiglione all’altro. Durante tutto il tempo in cui ho camminato insieme con tutto Israele, ho forse mai detto ad alcuno dei giudici d’Israele, a cui avevo comandato di pascere il mio popolo: Perché non mi avete edificato una casa di cedro?”. Ora dunque dirai al mio servo Davide: Così dice il Signore degli eserciti: “Io ti ho preso dal pascolo, mentre seguivi il gregge, perché tu fossi capo del mio popolo Israele. Sono stato con te dovunque sei andato, ho distrutto tutti i tuoi nemici davanti a te e renderò il tuo nome come quello dei grandi che sono sulla terra. Fisserò un luogo per Israele, mio popolo, e ve lo pianterò perché vi abiti e non tremi più  ... Umilierò tutti i tuoi nemici e ti annuncio: una casa costruirà a te il Signore. I Cro 17, 3-10

una nube luminosa li coprì con la sua ombra.

Rispose l’angelo a Maria: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Lc 1, 34-45

ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo».

Vi abbiamo fatto conoscere la potenza e la venuta del Signore nostro Gesù Cristo, non perché siamo andati dietro a favole artificiosamente inventate, ma perché siamo stati testimoni oculari della sua grandezza. Egli infatti ricevette onore e gloria da Dio Padre, quando giunse a lui questa voce dalla maestosa gloria: «Questi è il Figlio mio, l’amato, nel quale ho posto il mio compiacimento». Questa voce noi l’abbiamo udita discendere dal cielo mentre eravamo con lui sul santo monte. II Pt, 16-18
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Ed ecco, mentre tutto il popolo veniva battezzato e Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì e discese sopra di lui lo Spirito Santo in forma corporea, come una colomba, e venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento». Lc 3. 21-22

i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo.

Appena lo vidi, caddi ai suoi piedi come morto. Ma egli, posando su di me la sua destra, disse: «Non temere! Io sono il Primo e l’Ultimo, e il Vivente. Ero morto, ma ora vivo per sempre e ho le chiavi della morte e degli inferi. Ap 1, 17-18

mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo sia risorto dai morti».

Venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato. E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno. Mc 1, 40-44
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Gli spiriti impuri, quando lo vedevano, cadevano ai suoi piedi e gridavano: «Tu sei il Figlio di Dio!». Ma egli imponeva loro severamente di non svelare chi egli fosse. Mc 3, 11-12
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Poi Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarèa di Filippo, e per la strada interrogava i suoi discepoli dicendo: «La gente, chi dice che io sia?». Ed essi gli risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elia e altri uno dei profeti». Ed egli domandava loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro gli rispose: «Tu sei il Cristo». E ordinò loro severamente di non parlare di lui ad alcuno. Mc 8, 27-30



venerdì 18 marzo 2011

a proposito di nucleare

Un articolo interessante da

http://www.keplero.org

non per entrare nella questione nucleare sì nucleare no, ma per saperne un po' di più.

giovedì 17 marzo 2011

terremoto e tsunami in Giappone


Il Presidente di Caritas Giappone, Mons. Isao Kikuchi, vescovo di Niigata, ha assicurato l'impegno di Caritas Giappone, il cui direttore, padre Daisuke Narui si sta attivando per far fronte ai bisogni più urgenti. Caritas Italiana esprime solidarietà e vicinanza nella preghiera a Caritas Giappone e alla popolazione colpita ed è pronta, in collegamento con la rete internazionale, a sostenerne gli sforzi una volta messo a punto un piano di primo intervento.

È possibile contribuire con una donazione in denaro, 
specificando nella causale "Emergenza Giappone", tramite:

  •  conto corrente postale 12132106 (intestato Caritas Diocesana Torino),
  • conto bancario (IBAN IT 07 Q 01030 01017 0000000 16320),
  • versamento diretto presso la sede Caritas di Via Val della Torre 3, Torino (da lunedì a venerdì, dalle 9 alle 12,30).


Info: http://www1.caritas.torino.it/drupal/?q=node/134

martedì 15 marzo 2011

Quaresima, tempo per pregare


Concedimi, Padre misericordioso,
di desiderare ardentemente ciò che piace a te,
di ricercarlo con saggezza, 
di riconoscerlo con verità,
di compierlo con perfezione, 
a lode e gloria del tuo nome.

Dammi un cuore vigile, 
che nessun pensiero inutile porti lontano da te.
Dammi un cuore nobile, 
che nessun affetto indegno trascini in basso.
Dammi un cuore libero, 
che nessuna passione violenta soggioghi.

Donami, Signore mio Dio, 
un intelletto che ti cerchi,
una sapienza che ti trovi, 
un modo di vivere che ti piaccia,
una perseveranza che ti attenda con fiducia,
e una fiducia che giunga un giorno ad abbracciarti
nella gioia senza fine della patria celeste.

Tommaso d’Aquino

parrocchiale di Elva con i dipinti di Hans Clemer, sec. XV-XVI

venerdì 11 marzo 2011

Quaresima, tempo per pensare a cose grandi

L’immortalità dell’anima è una cosa che ci interessa così vivamente e ci riguarda così profondamente, che bisogna proprio aver perduto ogni sensibilità per restare nell’indifferenza di sapere che ne è. Tutte le nostre azioni e i nostri pensieri devono prendere vie così diverse, a seconda che ci siano dei beni eterni da attendersi oppure no, che è impossibile fare un passo con accortezza e con giudizio, senza misurarlo con la visione di quel punto che deve essere il nostro ultimo obiettivo. Per questo il nostro primo interesse e il nostro primo dovere consiste nell’illuminarci su questo punto da cui dipende tutta la nostra condotta. Ed è per questo che, a proposito di coloro che non ne sono convinti, faccio una netta differenza tra coloro che con tutti i loro sforzi s’adoperano per istruirsi e coloro che vivono senza preoccuparsene e senza pensarci. Posso solo avere comprensione per coloro che gemono sinceramente in questo dubbio, lo considerano come la peggiore delle disgrazie e, non risparmiando nulla per uscirne, fanno di questa ricerca la loro principale e più seria occupazione. Ma coloro che passano la vita senza pensare a quest’ultimo fine della vita io li considero in un modo del tutto differente: questa negligenza in un affare che riguarda loro stessi, la loro eternità, il loro tutto, mi irrita piuttosto che impietosirmi, mi stupisce e mi spaventa, è per me una cosa mostruosa. 



È dunque certamente un gran male trovarsi nel dubbio, ma è almeno un dovere indispensabile cercare, quando si è nel dubbio. Per questo chi dubita e non cerca è insieme abbastanza infelice e abbastanza ingiusto. E se costui rimane tranquillo e soddisfatto di ciò, se ne vanta, e infine ne fa un motivo di gioia, allora non trovo un termine adatto per una creatura così stravagante. Niente è così importante per l’uomo quanto la sua condizione. Niente gli è tanto temibile quanto l’eternità. È quindi non è affatto naturale che si trovino degli uomini indifferenti alla perdita del loro essere. Questi però si comportano ben diversamente nei riguardi delle altre cose: temono perfino le cose più insignificanti, le prevedono, le sentono; e quel tale che passa tanti giorni e tante notti nella rabbia e nella disperazione per la perdita di un posto o per qualche offesa immaginaria fatta al suo onore, è lo stesso che sa che potrebbe perdere tutto con la morte, e non se ne preoccupa, né sente alcuna emozione. È mostruoso vedere in uno stesso cuore tanta sensibilità per cose da nulla e tanta strana insensibilità per le cose importanti.

Blaise Pascal, Pensieri

mercoledì 9 marzo 2011

Inizia la Quaresima

Periodo importante e intenso, periodo di allenamento nel fare sempre meglio da parte nostra, ma anche periodo di attenzione particolare nel lasciare al Signore lo spazio necessario perché possa fare lui quello che riterrà necessario.
I vangeli del mercoledì delle Ceneri e della prima domenica di Quaresima hanno come caratteristica quella di riprendere e approfondire i grandi comandamenti dai quali, come dice Gesù stesso, ‘dipendono tutta la legge e i profeti’. Comandamenti che a loro volta evidenziano e coinvolgono i tre aspetti fondamentali della nostra vita: il rapporto con Dio, il rapporto con gli altri e il rapporto con noi stessi.


I grandi comandamenti: Mt 22, 37-40

Amerai il Signore tuo Dio
Amerai il tuo prossimo
Come (amerai) te stesso
 
Il vangelo del mercoledì delle Ceneri: Mt 6, 1-6. 16-18

quando fai l’elemosina...   
il modo giusto nel rapporto con il prossimo: donare
quando pregate…              
il modo giusto nel rapporto con Dio: dialogare
quando digiunate…           
il modo giusto nel rapporto con se stessi: controllarsi

Il vangelo della prima domenica di Quaresima: Mt 4, 1-11

di’ che queste pietre diventino pane.                            
Il modo sbagliato di rapportarsi con se stessi: lasciarsi dominare dagli istinti
gèttati giù, gli angeli ti porteranno sulle loro mani.     
Il modo sbagliato di rapportarsi con Dio: usarlo
Tutti i regni del mondo io ti darò.                                   
Il modo sbagliato di rapportarsi con gli altri: possederli

lunedì 7 marzo 2011

la vera spiritualità


Mia cara Filotea, tu vorresti arrivare a vivere un’autentica vita cristiana, ma è necessario, prima di tutto, che tu sappia che cos’è. Di  spiritualità vera ce n’è una sola, ma di false e vane ce ne sono tante, e se non sai distinguere quella vera, puoi cadere in errore e perdere tempo correndo dietro a qualche devozione assurda e superstiziosa.
Arelio dava a tutti i volti che dipingeva le sembianze e l’espressione delle donne che amava; ognuno si crea la propria spiritualità secondo le proprie tendenze e la propria immaginazione.
Chi si consacra al digiuno, penserà di essere devoto perché non mangia, mentre ha il cuore pieno di rancore; e mentre non se la sente di bagnare la lingua nel vino per amore della sobrietà, non avrà alcuno scrupolo nel tuffarla nel sangue del prossimo con la maldicenza e la calunnia. Un altro penserà di essere devoto perché dice tutto il giorno una sfilza interminabile di preghiere, e non darà peso alle parole cattive, arroganti e ingiuriose che la sua lingua rifilerà, per il resto della giornata, a familiari e vicini. Qualche altro metterà mano volentieri al portafoglio per fare l’elemosina ai poveri, ma non riuscirà a cavare un briciolo di dolcezza dal cuore per perdonare i nemici. Ci sarà poi l’altro che perdonerà i nemici, ma di pagare i debiti non gli passerà nemmeno per la testa, ci vorrà il tribunale.

"Le Bigotte", Walter Mac Mazzieri, 1966

Tutta questa brava gente dall’opinione comune è considerata devota, ma non lo è per niente. Ricordi l’episodio degli sgherri di Saul che cercano Davide? Micol li trae in inganno mettendo nel letto un fantoccio con gli abiti di Davide, e fa loro credere che Davide è ammalato. Così molti si coprono di alcune azioni esteriori, proprie della vita cristiana, e la gente crede che si tratti di persone veramente devote e spirituali; ma se vai a guardar bene, scopri che sono solo fantocci e fantasmi di spiritualità.
La vera e viva spiritualità, Filotea, esige l’amore di Dio. Infatti l’amore di Dio si chiama grazia in quanto abbellisce l’anima; si chiama carità, in quanto ci dà la forza di agire bene; quando poi è giunto a un tale livello di perfezione per cui non soltanto ci dà la forza di agire bene, ma ci spinge ad operare con cura, spesso e con prontezza, solo allora si può chiamare fede vissuta.

san Francesco di Sales, Filotea