giovedì 7 settembre 2017

chi precede e chi segue



Mt 16, 21-27

Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno.

È il suo programma. Non è solo un destino, ma una sua scelta consapevole anche se faticosa. E noi, ascoltando queste parole di Gesù di nuovo veniamo posti di fronte alla scelta se essere credenti o discepoli. Il credente crede in Dio, ma può farlo a modo suo, se vuole. Può anche solo credere che esista e basta. Oppure può credere che faccia le sue cose più o meno a nostra insaputa. Solamente credere non implica un seguire o un obbedire.
Il problema di Pietro inoltre è che quando si comincia ad essere affezionati a qualcuno si vorrebbe che per lui tutto vada nel modo migliore. È una cosa molto bella in sé. Ma contiene un grosso rischio: che ‘il modo migliore’ siamo noi a deciderlo.

Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai».

Dire ‘Dio non voglia’ quando appena un momento prima il Figlio di Dio ha comunicato quello che vuole è veramente un bel paradosso. Ma la situazione è ancora più complicata, perché Gesù stesso, come Figlio diventato uomo, sta faticando lui stesso ad accettare il progetto del Padre. Lo conosce e lo riconosce, ma umanamente è faticoso per lui. Lo si vedrà bene più tardi nell’orto del Getsemani:

…si prostrò con la faccia a terra e pregava dicendo: “Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu! … E di nuovo, allontanatosi, pregava dicendo: “Padre mio, se questo calice non può passare da me senza che io lo beva, sia fatta la tua volontà”. Mt 26, 39-42


Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!».

Poco prima Gesù aveva gratificato Pietro di un altissimo complimento:

…Gesù disse loro: “Voi chi dite che io sia?”. Rispose Simon Pietro: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”. E Gesù: “Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l'hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli”. 16, 13-20
 
E ora Pietro stesso viene chiamato Satana. Da beato a satana in meno di un minuto. Gesù era stato molto contento che Pietro lo avesse riconosciuto per quello che è. Ma questo implica anche l’accettarlo per quel che è. Si può anche credere che Cristo sia il Figlio di Dio e poi non seguirlo. Giacomo nella sua lettera aveva sottolineato così questo concetto:

Tu credi che c'è un Dio solo? Fai bene; anche i demòni lo credono e tremano! Gc 2, 19

Lo credono ma certo non lo seguono. Ai suoi discepoli Gesù chiede di seguirlo, non solo di riconoscerlo.

Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà.  Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita? Perché il Figlio dell’uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni».

Seguire significa stare dietro, non davanti. ‘Va’ dietro a me!’. Se si sta davanti a Cristo lo si fa inciampare (questo significa il termine greco skandalon), si ostacola il suo cammino. È molto di più che dare genericamente cattivo esempio, è proprio intralciare Dio. Ecco perché Pietro viene chiamato Satana. Perché impedisce a Cristo di fare quello che deve: salvare l’uomo con il proprio sacrificio. 


venerdì 25 agosto 2017

tutti sulla stessa barca

Mt 14, 22-33

Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, finché non avesse congedato la folla.

Questo curioso episodio segue la moltiplicazione dei pani e dei pesci (Mt 14, 16-21). Il messaggio che vuole dare Gesù è ‘non preoccupatevi, non vi mancherà ciò di cui avete bisogno’. Ma di fronte ai bisogni immediati e vitali (fame, pericoli) è difficile confidare solo in Dio senza preoccuparsi. In un altro momento raccontato da Marco, che inizia anche con il richiamo ai pani e alla barca, si vede come i discepoli fatichino, pur avendo assistito ai segni fatti da Gesù, a staccarsi dalle necessità materiali:


I discepoli avevano dimenticato di prendere dei pani e non avevano con sé sulla barca che un pane solo. Allora egli li ammoniva dicendo: “Fate attenzione, guardatevi dal lievito dei farisei e dal lievito di Erode!”. E quelli dicevano fra loro: “Non abbiamo pane”. Ma Gesù, accortosi di questo, disse loro: “Perché discutete che non avete pane? Non intendete e non capite ancora? Avete il cuore indurito? Avete occhi e non vedete, avete orecchi e non udite? E non vi ricordate, quando ho spezzato i cinque pani per i cinquemila, quante ceste colme di pezzi avete portato via?”. Gli dissero: “Dodici”. “E quando ho spezzato i sette pani per i quattromila, quante sporte piene di pezzi avete portato via?”. Gli dissero: “Sette”. E disse loro: “Non capite ancora?”. Mc 8, 14-21


Nel nostro episodio Gesù mette ancora una volta i discepoli in una situazione di bisogno, per aiutarli a capire dove bisogna mettere la presenza del Signore nella loro vita.

L’episodio inizia con Gesù che costringe i discepoli a salire sulla barca e ad attraversare il lago. Li costringe proprio, e li lascia da soli nella traversata.


Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo. La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. Sul finire della notte egli andò verso di loro


Non solo li lascia da soli, ma devono affrontare la traversata con il vento contrario. E li lascia in quella situazione tutta la notte. Notte che richiama le notti travagliate che nella nostra vita non mancano mai.




camminando sul mare. Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!».


È un episodio curioso perché si intravvede in trasparenza un richiamo a qualcosa di più grande rispetto al solo evento della traversata. Perché Gesù fa fare questa cosa ai discepoli? Che significato ha questo episodio? E cosa vuol dire questo suo camminare sull’acqua? Non mi sembra che Gesù faccia mai dei gesti a caso o solo per stupire. Giovanni li chiama ‘segni’ proprio perché indicano qualcosa che va oltre e che va scoperto.

Proviamo a rileggere il testo in una visione più ampia. Sappiamo che il mare, nella visione biblica (e non solo) è il simbolo stesso della vita. Per un popolo che vive tra il deserto, il Mediterraneo e il Giordano, il mare è allo stesso tempo fonte di sostentamento e di morte. E la vita davvero è come un mare profondo, pieno di risorse ma anche di pericoli.

Siamo stati costretti, come i discepoli da Gesù, ad attraversare questo mare. Non abbiamo scelto noi di venire al mondo. Se vogliamo il vivere è un subire decisioni altrui, a partire da Dio stesso. Ma nello stesso tempo è certamente un grande regalo e una potente sfida. Ma la grande domanda che tutto questo genera è: in tutto questo il Signore dov’è? Quante volte ci siamo fatti questa domanda! Un episodio nel vangelo di Marco ci presenta una situazione simile:


In quel medesimo giorno, verso sera, disse loro: “Passiamo all'altra riva”. E lasciata la folla, lo presero con sé, così com'era, nella barca. C'erano anche altre barche con lui. Nel frattempo si sollevò una gran tempesta di vento e gettava le onde nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: “Maestro, non t'importa che moriamo?”. Destatosi, sgridò il vento e disse al mare: “Taci, calmati!”. Il vento cessò e vi fu grande bonaccia. Poi disse loro: “Perché siete così paurosi? Non avete ancora fede?”. E furono presi da grande timore e si dicevano l'un l'altro: “Chi è dunque costui, al quale anche il vento e il mare obbediscono?”.  Mc 4, 35-41


Non ti importa che moriamo? Perché ci lasci soli nella vita e te ne vai (o dormi)?

La singola situazione ci sembra chiusa, disperata, abbandonata.

Però…

nel nostro episodio Gesù non se n’è andato in ferie:


salì sul monte, in disparte, a pregare

E per chi starà mai pregando?

Coraggio, sono io, non abbiate paura!».

E nell’episodio di Marco Gesù è pur sempre lì sulla barca. Dorme, è vero, ma è lì.

Perché siete così paurosi? Non avete ancora fede?

E nell’episodio del rimprovero perché pensano al pane, Gesù li mette di fronte a due eventi in cui ha provveduto.

Non capite ancora?


Mi sembra sia possibile intravvedere nel nostro episodio tutto il senso della nostra vita. Il nostro essere costretti ad attraversarla fino all’altra riva, le difficoltà che incontriamo, il nostro sentirci soli. E nello stesso tempo la sua presenza-assenza. Il suo pregare per noi, il suo saper camminare su questo mare in cui noi rischiamo di affondare. Il nostro essere comunque su una barca, che per quanto in pericolo ci tiene a galla.

Il camminare di Gesù sull’acqua e la paura dei discepoli ci richiama un altro evento fondamentale: la resurrezione:


Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona apparve in mezzo a loro e disse: “Pace a voi!”. Stupiti e spaventati credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse: “Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa come vedete che io ho”. Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la grande gioia ancora non credevano ed erano stupefatti, disse: “Avete qui qualche cosa da mangiare?”. Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro. Lc 24, 36-43


Solo la capacità di vedere le cose nel loro insieme globale, eterno, come le vede Dio, ci permette ci capire il senso dei piccoli eventi e delle singole situazioni che nel momento in cui le viviamo non sappiamo capire.

Solo la resurrezione ci fa intravvedere il senso delle cose.


Ma mica è ancora finita. La resurrezione in sé potrebbe essere il miracolo supremo, l’intervento conclusivo di Dio che mette tutto a posto (ma che nel nostro piccolo raramente siamo capaci di vedere, quindi non capiamo sempre quello che ci sta capitando). Ma, come nel vangelo, mai Gesù interviene autonomamente e dall’esterno, bensì richiede sempre una collaborazione di qualche tipo da parte nostra. Anche nella nostra vita ci coinvolge, ci chiama in causa, non ci lascia spettatori ad ammirare i suoi superpoteri in azione.


Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù.


Mi viene in mente un altro episodio, sempre dopo la resurrezione di Gesù:


Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dissero allora gli altri discepoli: “Abbiamo visto il Signore!”. Ma egli disse loro: “Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò”. Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c'era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, si fermò in mezzo a loro e disse: “Pace a voi!”. Poi disse a Tommaso: “Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente!”. Rispose Tommaso: “Mio Signore e mio Dio!”. Gesù gli disse: “Perché mi hai veduto, hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto crederanno!”.  Gv 20, 24-29


Sia Pietro che Tommaso vogliono sperimentare in prima persona. E Gesù non glielo impedisce. Li provoca, li invita a sperimentare, a toccare, a provare in prima persona.


Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?».


Manca qualcosa a Pietro. Ricordiamoci che la fede, così come ce la presenta Gesù, non è un semplice credere nell’esistenza di un dio, ma un invito a fidarci di lui, qualunque cosa succeda.




Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!».


Stupore per loro, ma credo non ancora comprensione. Comprendere significherebbe non solo meravigliarci e osannare, ma immergerci in lui, diventare come lui, fare come lui. Ma quanto è difficile! È più facile stupirci e lasciarlo da solo a fare miracoli che diventare come lui. 

venerdì 14 aprile 2017

Venerdì Santo

Morì per noi l'Unico, per non rimanere solo. 
Non volle essere solo, egli che è morto solo. 
L'unico Figlio di Dio generò molti figli di Dio. 
Si acquistò dei fratelli con il suo sangue. 
Rese così giusti i malvagi. 
Donandosi, ci ha redenti; 
disonorato, ci onorò; 
ucciso, ci procurò la vita.

s. Agostino, discorso 171

giovedì 13 aprile 2017

Giovedì Santo


Dall'«Omelia sulla Pasqua» di Melitone di Sardi, vescovo

Molte cose sono state predette dai profeti riguardanti il mistero della Pasqua, che è Cristo, «al quale sia gloria nei secoli dei secoli. Amen» (Gal 1, 5 ecc.).  Egli scese dai cieli sulla terra per l'umanità sofferente; si rivestì della nostra umanità nel grembo della Vergine e nacque come uomo. Prese su di sé le sofferenze dell'uomo sofferente attraverso il corpo soggetto alla sofferenza, e distrusse le passioni della carne. Con lo Spirito immortale distrusse la morte omicida. Egli infatti fu condotto e ucciso dai suoi carnefici come un agnello, ci liberò dal modo di vivere del mondo come dall'Egitto, e ci salvò dalla schiavitù del demonio come dalla mano del Faraone. Contrassegnò le nostre anime con il proprio Spirito e le membra del nostro corpo con il suo sangue. Egli è colui che coprì di confusione la morte e gettò nel pianto il diavolo, come Mosè il faraone. Egli è colui che percosse l'iniquità e l'ingiustizia, come Mosè condannò alla sterilità l'Egitto. Egli è colui che ci trasse dalla schiavitù alla libertà, dalle tenebre alla luce, dalla morte alla vita, dalla tirannia al regno eterno. Ha fatto di noi un sacerdozio nuovo e un popolo eletto per sempre. Egli è la Pasqua della nostra salvezza. Egli è colui che prese su di sé le sofferenze di tutti. Egli è colui che fu ucciso in Abele, e in Isacco fu legato ai piedi. Andò pellegrinando in Giacobbe, e in Giuseppe fu venduto. Fu esposto sulle acque in Mosè, e nell'agnello fu sgozzato. Fu perseguitato in Davide e nei profeti fu disonorato. Egli è colui che si incarnò nel seno della Vergine, fu appeso alla croce, fu sepolto nella terra e, risorgendo dai morti, salì alle altezze dei cieli. Egli è l'agnello che non apre bocca, egli è l'agnello ucciso, egli è nato da Maria, agnello senza macchia. Egli fu preso dal gregge, condotto all'uccisione, immolato verso sera, sepolto nella notte. Sulla croce non gli fu spezzato osso e sotto terra non fu soggetto alla decomposizione. Egli risuscitò dai morti e fece risorgere l'umanità dal profondo del sepolcro.



lunedì 10 aprile 2017

Discorso della Montagna - ...ma io vi dico



Mt 5, 17-48

Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non son venuto per abolire, ma per dare compimento. In verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà neppure un iota o un segno dalla legge, senza che tutto sia compiuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi precetti, anche minimi, e insegnerà agli uomini a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà agli uomini, sarà considerato grande nel regno dei cieli. Poiché io vi dico: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.

Entriamo nel cuore del discorso della montagna. Mosè aveva portato la legge di Dio al popolo di Israele, legge racchiusa nelle tavole di pietra del decalogo. Ora Cristo, nuovo Mosè, viene a sviluppare, a chiarire e a compiere quella Legge. Non è un perfezionamento dal punto di vista di Dio. È la nostra comprensione che è carente. Non solo per i nostri comprensibili limiti (Dio poteva anche aver già chiaro cosa intendesse per ‘non uccidere’, ma non è detto che il suo popolo fosse in grado di comprenderlo), ma soprattutto per le nostre distorsioni, delle quali la più lampante è quella ‘degli scribi e dei farisei’. Gli scribi e i farisei hanno fatto una scelta precisa: vincolarsi alla lettera della Legge, dimenticandosi poco a poco del suo significato profondo: l’essere a servizio dell’uomo.

In giorno di sabato Gesù passava per i campi di grano, e i discepoli, camminando, cominciarono a strappare le spighe. I farisei gli dissero: «Vedi, perché essi fanno di sabato quel che non è permesso?». Ma egli rispose loro: «Non avete mai letto che cosa fece Davide quando si trovò nel bisogno ed ebbe fame, lui e i suoi compagni? Come entrò nella casa di Dio, sotto il sommo sacerdote Abiatàr, e mangiò i pani dell'offerta, che soltanto ai sacerdoti è lecito mangiare, e ne diede anche ai suoi compagni?». E diceva loro: «Il sabato è stato fatto per l'uomo e non l'uomo per il sabato! Perciò il Figlio dell'uomo è signore anche del sabato». 2, 23-28

Il discorso della Montagna ha come scopo svelare il cuore della Legge, che è un mezzo, non un fine.

Avete inteso che fu detto agli antichi: Non uccidere; chi avrà ucciso sarà sottoposto a giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello, sarà sottoposto a giudizio. Chi poi dice al fratello: stupido, sarà sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: pazzo, sarà sottoposto al fuoco della Geenna.
Se dunque presenti la tua offerta sull'altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all'altare e va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono.
Mettiti presto d'accordo con il tuo avversario mentre sei per via con lui, perché l'avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia e tu venga gettato in prigione. In verità ti dico: non uscirai di là finché tu non abbia pagato fino all'ultimo spicciolo! 


Il modo con cui sapremo guardare la norma della Legge per cercare il bene dell’altro diventerà il criterio con cui saremo giudicati noi stessi:

Parlate e agite come persone che devono essere giudicate secondo una legge di libertà, perché il giudizio sarà senza misericordia contro chi non avrà usato misericordia; la misericordia invece ha sempre la meglio nel giudizio. Gc 2, 12.13

Le affermazioni che seguono non sono che l’esemplificazione di questo criterio di fondo: il rapporto con la donna, la parola data, la risposta al male ricevuto, l’atteggiamento di fronte al nemico sono diverse situazioni quotidiane in cui calare il ‘nuovo’ comandamento: cercare sempre il bene dell’altro, non accontentarsi di aver rispettato le norme.

Avete inteso che fu detto: Non commettere adulterio; ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore. Se il tuo occhio destro ti è occasione di scandalo, cavalo e gettalo via da te: conviene che perisca uno dei tuoi membri, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geenna. E se la tua mano destra ti è occasione di scandalo, tagliala e gettala via da te: conviene che perisca uno dei tuoi membri, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geenna. Fu pure detto: Chi ripudia la propria moglie, le dia l'atto di ripudio; ma io vi dico: chiunque ripudia sua moglie, eccetto il caso di concubinato, la espone all'adulterio e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio.
Avete anche inteso che fu detto agli antichi: Non spergiurare, ma adempi con il Signore i tuoi giuramenti; ma io vi dico: non giurate affatto: né per il cielo, perché è il trono di Dio; né per la terra, perché è lo sgabello per i suoi piedi; né per Gerusalemme, perché è la città del gran re. Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. Sia invece il vostro parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno.
Avete inteso che fu detto: Occhio per occhio e dente per dente; ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l'altra; e a chi ti vuol chiamare in giudizio per toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà a fare un miglio, tu fanne con lui due. Dà a chi ti domanda e a chi desidera da te un prestito non volgere le spalle.
Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico; ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti. Infatti se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste.

Il ‘ma io vi dico’ ripetuto ogni volta ha un senso di autorità molto grande, perché Gesù riprende la Legge promulgata da Dio e non solo ne dà interpretazione, ma la fa tornare al senso originario. Siamo nei giorni della Settimana Santa, e proprio questa pretesa di Gesù di essere autore della Legge lo condurrà alla condanna e alla morte.

Si riunirono attorno a lui i farisei e alcuni degli scribi venuti da Gerusalemme. Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani immonde, cioè non lavate - i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavate le mani fino al gomito, attenendosi alla tradizione degli antichi, e tornando dal mercato non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, stoviglie e oggetti di rame - quei farisei e scribi lo interrogarono: “Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani immonde?”. Ed egli rispose loro: “Bene ha profetato Isaia di voi, ipocriti, come sta scritto:
Questo popolo mi onora con le labbra,
ma il suo cuore è lontano da me.
Invano essi mi rendono culto,
insegnando dottrine che sono precetti di uomini.
Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini”. E aggiungeva: “Siete veramente abili nell'eludere il comandamento di Dio, per osservare la vostra tradizione. Mosè infatti disse: Onora tuo padre e tua madre, e chi maledice il padre e la madre sia messo a morte. Voi invece dicendo: Se uno dichiara al padre o alla madre: è Korbàn, cioè offerta sacra, quello che ti sarebbe dovuto da me, non gli permettete più di fare nulla per il padre e la madre, annullando così la parola di Dio con la tradizione che avete tramandato voi. E di cose simili ne fate molte”. Mc 7, 1-13


C'era un uomo che aveva una mano inaridita, e lo osservavano per vedere se lo guariva in giorno di sabato per poi accusarlo. Egli disse all'uomo che aveva la mano inaridita: “Mettiti nel mezzo!”. Poi domandò loro: “E' lecito in giorno di sabato fare il bene o il male, salvare una vita o toglierla?”. Ma essi tacevano. E guardandoli tutt'intorno con indignazione, rattristato per la durezza dei loro cuori, disse a quell'uomo: “Stendi la mano!”. La stese e la sua mano fu risanata. E i farisei uscirono subito con gli erodiani e tennero consiglio contro di lui per farlo morire. Mc 3, 1-6

Avvicinatisi dei farisei, per metterlo alla prova, gli domandarono: “E' lecito ad un marito ripudiare la propria moglie?”. Ma egli rispose loro: “Che cosa vi ha ordinato Mosè?”. Dissero: “Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di rimandarla”. Gesù disse loro: “Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. Ma all'inizio della creazione Dio li creò maschio e femmina; per questo l'uomo lascerà suo padre e sua madre e i due saranno una carne sola. Sicché non sono più due, ma una sola carne. L'uomo dunque non separi ciò che Dio ha congiunto”. Mc 10, 2-9

Vedremo alla fine del discorso della montagna questa affermazione:

Quando Gesù ebbe finito questi discorsi, le folle restarono stupite del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità e non come i loro scribi.  Mt 7, 28-29

Gesù ha autorità, non solo nel senso di autorevolezza, quanto nel senso che si rivela come l’autore della Legge, così come ne era autore Dio che l’aveva consegnata al suo popolo.